Saturday, March 27, 2010

mensaje nº 013. Predeterminado Re: il tavolo di Marcel.lí Antunez



Mi puesto de trabajo ahora no es mas que el espacio horizontal que el radio de mis brazos pueden cubrir.

Es una mesa.

Para mi es el mejor espacio para la representación del pensamiento.

Todo lo que no cabe dentro de su superficie, simplemente no cabrá en el papel.

Cuando empecé con el proyecto para Cartes, pasé una tarde al lado de una mesa del artista Marcel.li Antunez.

Marcel.li acumula todo lo que puede encima de una mesa. Todo lo que cabe.

Vuelca en su mesa todo lo que tiene en el plano de su imaginación.

En cima de ella las cosas se tocan y se hablan y el las escuchas.

Llena la mesa.

Gracias al poco espacio que queda, no le queda espacio para el pensamiento.

Coge algunas cosas, ignoras a otras.

Una mesa es almacén de materia, la maleta que uno se prepara antes del viaje del proyecto.

Wednesday, March 24, 2010

mensaje nº 012. Predeterminado Re: Baldosas entre Gibellina y Barcelona



Esta mañana, casi pierdo el metro intentando no pisar las rayas.
Las baldosas estan fuera de la escala de mi pie.
No se encuentra un modulo que vaya de acuerdo con nuestros pasos.
No están fabricadas en la medida correcta.

Pero

Si hubieran inventado las baldosas de una medida que estuviera de acuerdo con nuestros pasos...
Habríamos perdido nuestra infancia,
pasada intentando no pisar las rayas.

Todo es aparentemente normal cada mañana.
Vas a trabajar e intentas no pisar la rayas, cuando de repente algo pasa.
Y no, no existe un aviso previo. No hay señales premonitores.

Tuesday, March 23, 2010

Mensaje nº 011. Predeterminado Re: MICHELANGELO VERSUS MICHELANGELO



Penso a quello a cui pensavano i “Michelangeli” quando facevano la loro arte.
Buonarroti e Antonioni.
Solo penso alla loro intenzione, cercando la mia.

Il Mosé da sempre mi attrae.
Mi impressiona, e lo guardo da tempo a modo mio.
Quando vado a trovarlo, mi emoziono senza sapere il perché.
Perché forse non comprendo.
Perche davanti a lui la mia intelligenza diventa perplessa.

Vado spesso da sola a San Pietro in Vincoli a spiare Mosé.
Mi guarda all’entrare.
Freud all’entrare in San Pietro in Vincoli si sentiva parte di quella gente in cerca della terra promessa che Mosé fulminava per la incapacitá di mantenersi fedeli a nessuna convizione.

Mosé guarda di lato.
Le sopracciglia corrucciate.
Le dita tra la barba.
Un piede a punto di alzarsi.
I critici si chiedono: la calma prima della tempesta?
Si alzerá e getterá le tavole della legge?

Tutto questo movimento inibito del Mosé sembra piuttosto una contenzione riflessiva di un Dio di fronte all'Uomo.
I due Michelangeli lo hanno sempre saputo.

La chiesa non lo dice, ma loro si, per chi vuole vederlo.

Mensaje nº 010. Predeterminado Re: Nomadi.



Sono qui che scrivo un testo del Master ... un invito gli studenti a che aprano il loro cuore.

E che lavorino tanto...

Gli studenti come nomadi arrivano da diversi paesi, cercheranno casa, conosceranno le birre notturne di questa cittá, le camminate per la Rambla, incontreranno i migliaia di nomadi che siamo noi ed altri che stanno a punto di arrivare. Nomadi contemporanei.

Che viaggiano in low cost e dormono negli hotel NH.

Questo tempo é profondamente marcato dalla muticultura.

Un nuovo ordine nomade senza struttura.

Il pensiero contemporaneo é difficile ora da assumere perché fa diametralmente il contrario di ció che fa il senso comune, perché ha piú la preoccupazione per la veritá e la esperienza che per la tranquillitá di certe vecchie idee.

Chiare e semplici vecchie idee alle quali, eh si, il senso comune sta vincolato.

Mentre scrivo...ascolto musica...random system che sceglie d’accordo con le circostanze del mio pensiero...infatti...ascolto...Lando Fiorini, un grande con molto senso comune...

ahó?
che c’ééé?
Eh?
Nessuno te conosce come me...
Ho gggia capito tutto.
Da quando t’hanno detto che so’ matto c’hai paura di quarche mia pazzia.
Magari che de botto vada via...
Ma all’etá mia.....’ndo vado!
Io so’ un gueriero che sta riposando...dopo che ha rivortato mezzo monno.
Ma ormai c’ho er doppio petto e la cravatta.
Ndo voi che vada...vié, nun fa la matta.
Tu ormai pe me sei l’urtima occasione, sei giovane sei bella, ti vesti bbene.
Te pare poco, di’, te pare poco?
Nun devi avé paura io nun gioco, io qui sto rilassato, e chi se move...Fori fa pure freddo...
e come pioveeee....
M’ennammoro de te, sennó che vita é? Lo faccio un po’ pe rabbia, un po’ pe nun sta solo, come sta solo un omo nella nebbia, perché nun po’ parla manco cor cielo, la la la la la la la la la la la la la.

M’ennammoro de te, lo devo fa pe mme, me serve n’emozione come me serve er pane.
Stavorta ce la vojo mette tutta, me devo innammorá, vado de fretta....

M’ennamoro de te, sennó che vita é? Sei l’urtima rimasta...devi esse’ quella ggiusta...senza sforzamme ggiá te vojo bbene...spero che duri un po’ de settimane... la la la la la la la la la la la la la .

Io qui sto rilassato...e chi se move, fori fa ppure freddo...e come pioveeee...