
Penso a quello a cui pensavano i “Michelangeli” quando facevano la loro arte.
Buonarroti e Antonioni.
Solo penso alla loro intenzione, cercando la mia.
Il Mosé da sempre mi attrae.
Mi impressiona, e lo guardo da tempo a modo mio.
Quando vado a trovarlo, mi emoziono senza sapere il perché.
Perché forse non comprendo.
Perche davanti a lui la mia intelligenza diventa perplessa.
Vado spesso da sola a San Pietro in Vincoli a spiare Mosé.
Mi guarda all’entrare.
Freud all’entrare in San Pietro in Vincoli si sentiva parte di quella gente in cerca della terra promessa che Mosé fulminava per la incapacitá di mantenersi fedeli a nessuna convizione.
Mosé guarda di lato.
Le sopracciglia corrucciate.
Le dita tra la barba.
Un piede a punto di alzarsi.
I critici si chiedono: la calma prima della tempesta?
Si alzerá e getterá le tavole della legge?
Tutto questo movimento inibito del Mosé sembra piuttosto una contenzione riflessiva di un Dio di fronte all'Uomo.
I due Michelangeli lo hanno sempre saputo.
La chiesa non lo dice, ma loro si, per chi vuole vederlo.