Saturday, November 21, 2009

Mensaje nº 002. Predeterminado Re: Finire Tutto


Siza si impressiona di come nella architettura e

nelle cittá del nostro tempo c’é fretta di

FINIRE TUTTO,

rapidamente.

In un modo segreto e non confessato, sono da tempo d’accordo con lui. Forse oggi la architettura (ed il resto delle cose) soffre per colpa della fretta.

Per questo, parlandone con Benedetta, decidemmo che la conferenza per Salerno che lo studio EMBT imaprtí anni fa, avrebbe trattato di un tema diverso, un tema lento.

In ricordo di una esposizione di MBM a Barcellona che Oriol Bohigas intitoló Fiaschi, la nostra conferenza parlava dei concorsi non vinti in Italia.

Concorsi,

fatti nel silenzio dello studio e

del tavolo da disegno,

in un silenzio religioso.

Concorsi persi, ridisegnati molte volte, perché mai c’é il tempo di finirli bene.

Ridisegnati, per questa mania di conservare le buene idee.

All’inizio non capivo molto bene il perché. Adesso, si.

Credo che ci attrae

Il tempo lento delle idee e

delle ipotesi di lavoro,

che ci avvicina molto di piú ad un pensiero deciso,

quello che la realtá sempre disfá ed impedisce.

Alla fine, qualsiasi buona idea deve sempre mediare con la politica, con l’altezza, con la larghezza della starda...L’architettura all’improvviso, é troppo grande.

Non entra

nelle regole.

Deve essere ripensata.

Finiamo per stancarci.

Caro Alessandro di Napoli.

Resta giá poco tempo per scrivere il testo che mi chiedi.

Poco tempo per parlare nello specifico dei progetti non vinti in molti anni.

Il testo sulla conferenza impartita a Salerno che mi hai chiesto, preferirei non farlo.

Preferirei non farlo come il riassunto di quel giorno.

Preferisco parlare della bellezza spontanea delle cose non finite, che credo da anni mi affascina piú di ogni altra cosa.

Credo che questa bellezza era la cosa piú importante che traspariva nella conferenza di quel giorno a Salerno.

Le cose non (vinte) finite sommano per noi una esperienza in frammenti.

Ciascuna di loro ha una strategia.

Con una serie di strategie, poco a poco si vanno disegnando le idee che sono oggi presenti nei progetti costruiti del Parlamento di Scozia, della Torre del Gas Natural a Barcellona, del Nuovo Municipio di Utrecht.

I concorsi che lo studio non ha vinto negli anni passati, soprattutto quelli non vinti italiani, erano occasioni per AZZARDARSI.

Enric e Benedetta sono sempre stati esperti in questo.

Quasi un modo di lavorare che un mio amico definirebbe terrorista.

In questi concorsi non vinti, quasi abbiamo preso il coraggio di pensare che un grattacielo poteva crescere in uno sbalzo di 36 metri piuttosto che in altezza, che un Parlamento avesso l’aspetto di un villaggio, che la copertura del Mercato di Santa Caterina fosse raddoppiata...

In questi concorsi credo ci si possa permettere di sbagliare.

Nello studio le idee,

prima piccole piccole,

si vanno avvicinando

poco a poco.

Non so esattamente a cosa, pero lo che si ho capito é che i passi si fanno ogni volta piú grandi.

I progetti fiaschi mostrano il processo del pensiero,

il funzionamento di una struttura,

l’interno del corpo,

la sezione del muscolo.

Che le cose non finiscano non é cosí terribile per l’architetto.

Magari,

di piú per la societá.

Gli edifici costruiti permettono a volte che la gente legisle, viva, educhi etc... meglio,

I progetto non vinti (costruiti) non si sono vinti per diversi motivi.

Ciascun motivo é distinto per ciascun progetto.

Peró c’é un motivo che é comune a tutti.

Sicuramente, se andassimo in questa direzione per vedere quale é, finiremmo scoprendo che é qualcosa legato al potere.

Il potere che forse impedisce al nostro progetto per la nuova scuola di Architettura di Venezia di terminare.

La storia si ripete.

Elena Rocchi Architetto

Barcelona.